| - Raccomandazioni - |
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| Ferrovia Como-Varese |
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| martedì 20 maggio 2008 | ||||
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E’ giunto ala redazione de La Fucina uno sfogo, piuttosto acceso a dire il vero, che ci consente di parlare di un argomento molto interessante: le ferrovie. Viene al di sotto pubblicato integralmente, seguiranno delle doverose precisazioni.
“C’era una volta…..
Innanzitutto è bene dire che, sicuramente, gli improperi e gli epiteti diretti agli amministratori locali non sono dettati da astio o da rancore personale quanto, piuttosto, da una profonda preoccupazione per il territorio e, dunque, vogliamo sperare che nessuno si offenda. Le ferrovie, le sorti e i passati delle ferrovie della Valmorea e della Como-Varese vanno ben distinti: la prima nacque sotto una cattiva stella, iniziata ai primi del secolo fu interrotta dalla Prima Guerra Mondiale, quando si pensò di usarla per creare un collegamento con il Ticino fu bloccata dall’autarchia economica del governo fascista che male vedeva troppi capitali stranieri nel progetto e, infine, negli anni Cinquanta la linea venne soppressa per la scarsità di passeggeri; ora sopravvive solo come linea turistica, il famoso trenino a vapore. La ferrovia Como-Varese visse invece anche i suoi momenti di gloria; costruita intorno agli anni Ottanta del Milleottocento, data in gestione agli inizi del Novecento alle FNM, elettrificata, il suo percorso si snodava tra Grandate e Malnate, toccando i paesi di Lurate Caccivio, Olgiate Comasco, Albiolo, Solbiate. Negli anni Cinquanta venne sempre di più lasciata all’incuria, fu abbassato il limite di velocità dei treni a 50 km/h a causa della scarsa manutenzione, e infine fu soppressa nel millenovecentosessantasei quando il Ministero dei trasporti, presieduto allora da Scalfaro, diede l’autorizzazione per la chiusura della linea che, si disse, era troppo costosa e generava solo costi e nessun beneficio. In quegli stessi anni si stavano costruendo la provinciale di Appiano e la Lomazzo-Bizzarone. La circolazione passeggeri ebbe fine ad Agosto, quella merci a Novembre. Sei anni dopo veniva completamente disarmata, smantellati i binari e condannata alla damnatio memoriae, ad oggi sopravvivono nei boschi solo tre piloni, il sedime ferroviario e qualche casello diroccato che non è stato possibile riutilizzare. Il tracciato è in parte ancora individuabile, tranne che per la zona di Lurate Caccivio, dunque l’idea di un recupero non è tanto di fattibilità: se nel milleottocento qualcuno ha pensato di poter traforare le Alpi, sembra ridicolo dire che nel duemilaotto non si può fare una ferrovia Como-Varese. E’ un problema di volontà politica, di trovare chi gestisca questa ferrovia e, soprattutto, l’eventuale progetto (sostenuto solo sporadicamente) cozza con il progetto, esistente, di usare il tracciato della ferrovia come sede per una nuova strada. Senza contare poi che, terminati i lavori della Arcisate-Stabio e fatti i dovuti lavori a Chiasso, Varese e Como saranno collegate da una strada ferrata. Bizzarro ma vero, una strada ferrata svizzera che porterà un eventuale pendolare a varcare due volte il confine di stato, per andare da Como a Varese. Si potrebbe poi pensare al fattore turistico: Varese è regolarmente collegata a Laveno, una ipotetica tratta Como-Laveno collegherebbe con una sola linea il lago di Como, il lago di Varese e il lago Maggiore. Di pro e contro ce ne sono molti: ad esempio un treno fa solo determinate fermate, a differenza di un bus; però lo scopo di questo articolo non è tanto quello di sostenere una tesi, è invece quello di aprire un dibattito; quindi che si apra. Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 5957
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