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Letame e verde che bruciano senza puzzare. Al progetto miracoloso, già apprezzato in Regione, mancano solo i finanziamenti che potrebbero arrivare tramite l'Europa.
Energia e calore dal letame e dal verde sarà possibile in Valcuvia se la Regione finanzierà il progetto che la comunità montana ha presentato all'interno delle direttive di una delibera regionale del 2007 che chiedeva proprio la presentazione di progetti in merito a centrali che producessero energia da fonti rinnovabili e in modo eco-sostenibile per un territorio. Ed ecco la novità: dal letame potrebbe arrivare la risposta concreta e non maleodorante, incredibile a dirsi, alla continua crescita del fabbisogno energetico.
«A dispetto delle dichiarazioni di alcuni esponenti politici - spiega il presidente della comunità montana Marco Magrini - questa centrale non emetterà odori di alcun tipo per un fatto biologico semplicissimo che si chiama anaerobiosi, ovvero un processo di decomposizione senza ossigeno che aviene, appunto, al chiuso. All'interno di grandi cappe si formano gas che poi vengono bruciati dentro motori a combustione che produrranno energia e calore con bassissime emissioni». Per migliorarne ancora di più le prestazioni e la riduzione di emissioni, già comunque basse, sarebbero state previste anche full cell a idrogeno per la combustione che produrrebbero come emissione solo vapore e una camera a parte per la pirolisi, un processo di combustione del cippato (legname) che non produce fumi ma solo gas.
L'eco-sostenibilità di una centrale, detta anche digestore, di questo tipo consiste nella proporzione della sua grandezza alla produzione calcolata nel territorio della Valcuvia di verde e letame. «Lo studio che abbiamo portato in Regione e che ci ha permesso di rientrare nei cinque progetti finalisti su 20 - spiega ancora Magrini - calcola anche quanto materiale utile è a disposizione in valle e quindi non dovrebbe portarci ad acquistare materia prima al di fuori come invece già accade in molte realtà dove sono presenti centrali a bio-massa».
La centrale della Valcuvia avrebbe bisogno , per partire, di un investimento iniziale di 8 milioni di euro che verrebbero completamente recuperati nell'arco di 6 anni grazie ad un previsto utile di un milione di euro all'anno. Un business plan già pronto, dunque, che avrà anche una società di servizi già costituita che si chiama, appunto, Valcuvia Servizi. La ciliegina sulla torta sarebbero i soldi che dovrebbero arrivare in una quota del 30-35% dalla Regione Lombardia grazie a finanziamenti europei per il settore. Aggiungi ai preferiti (0) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 5286
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